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Che cosa è e cosa rappresenta lo sport popolare?

Sabato 8 marzo esperienze di sportive nate dal basso in tutta Italia si incontreranno alla Palestra Popolare Valerio Verbano di Roma, per confrontarsi sul diritto allo sport e alla salute, per fare il punto sul movimento dello sport popolare.

Di seguito la lettera di convocazione dell'appuntamento di sabato prossimo, condivisa dalla Rete romana delle palestre popolari e da altre realtà nazionali:


Benché molti di noi abbiano più o meno la percezione di cosa significhi questa definizione, utilizzata spesso da ambienti legati o generati dal movimento antagonista, quindi familiare, ad oggi è impossibile inquadrare in maniera ben definita una risposta a causa della disomogeneità delle interpretazioni di chi ne fa uso.

E’ indubbio che sport popolare significa combattere quel germe malsano della nostra società che vuole trasformare tutto in business e mercato, con logiche che calpestano i veri valori dello sport. Renderlo popolare significa per prima cosa renderlo accessibile alle masse e quindi trasformarlo in uno strumento di partecipazione sana.

Condivisione, abbattimento di ogni barriera sociale, sessista, culturale, razziale ed economica, sono le parole che gli stessi ambienti ufficiali sportivi promuovono, anche se spesso con pochissima reale attitudine.

Per questo, serve lavorare in maniera concreta dal basso perché queste parole non si trasformino da spot pubblicitari che col tempo diventano veri e propri ricordi, come è avvenuto per alcune conquiste dovute alle lotte sociali degli anni ’60 e ’70 nel mondo del lavoro, della sanità e dell’istruzione che oggi sono svanite.

Lo sport oggi non trova quei valori tanto sbandierati e su cui si dovrebbe basare in quasi nessun avamposto, ovunque è mero mercato, diffusione di idee e logiche di machismo e prevaricazione, ma più che altro una vera barriera economica e sociale.

In contrapposizione a questa idea di sport, negli ultimi anni, sono sorte nelle realtà più avanzate di lotta sociale e politica, iniziative sportive che hanno trovato il fulcro e l’anima nella contrapposizione a questo modello malsano e privo di condivisione e partecipazione.

Iniziando dal gioco più diffuso nel nostro paese, il calcio, siamo passati ad altri sport di squadra, nei quali importanti realtà popolari hanno finalmente segnato l’ingresso di società sportive che elevano con la propria esperienza, quei valori che dovrebbero essere di tutti, ma invece sono solo di pochi. Infatti, se per alcuni questa esperienza si è fermata allo scopo di fare socialità, di radunare persone e concedergli il sacrosanto diritto alla partecipazione di una disciplina, per altri, invece, si è tramutata addirittura in un bellissimo esempio di come questo diverso modello di sport possa essere competitivo e produttivo anche nell’agonismo.

Con l’estendersi dello sport popolare alle discipline più complicate, quali quelle degli sport da combattimento, il tema ha creato un vero e proprio dibattito sulla questione federale o non federale.

Siamo sempre stati critici nei confronti del Coni e delle varie federazioni sportive, perché li riteniamo concentrati a rincorrere risultati di vertice e pensiamo che le risorse economiche di cui dispongono tali enti dovrebbero essere messe a disposizione per la diffusione dello sport all’intera popolazione.

Ciò nonostante crediamo che tali federazioni, seppur con molti limiti, siano indispensabili per i traguardi sportivi ai quali i nostri atleti vogliono ambire, per far si che la loro capacità possa esprimersi al meglio sia a carattere nazionale che internazionale.

Un ulteriore motivo che ci spinge a confrontarci ed essere critici con tali federazioni quando serve, è dato dal fatto che la formazione dei tecnici ed allenatori vari, è offerta da queste stesse federazioni o enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni.

Confrontarci e criticare quando necessario tali federazioni è anche per dar voce in modo chiaro e forte che se lo sport che si promuove è generato da ambienti, idee e logiche popolari, ciò non significa svenderne la qualità.

Da qui è nato l’acceso dibattito, del considerare la partecipazione allo sport all’interno degli stessi schemi ufficiali che spesso vengono contestati, come una sorta di “vendere” un progetto ai meccanismi che favoriscono la crescita di ciò che si contesta. Un dibattito parallelo a quello della partecipazione alla vita politica ortodossa ed al parlamentarismo, che tuttavia non può trovare grandi analogie, essendo più una questione pratica che ideologica.

La politica, intesa idee e come battaglia per i diritti, si fa nella vita comune di una società, nella quale, che si scelga di lottare all’interno o al di fuori degli schemi della politica ufficiale, si vive comunque e si portano avanti le iniziative.

Lo sport invece è laddove le masse praticano e riconoscono una disciplina.

Quindi la battaglia da combattere, non è solamente sul piano della socialità e della partecipazione ludica, ma anche, per chi vuole, laddove si gioca la difficile battaglia agonistica.

Tralasciando questo pilastro fondamentale, si abbandona quel terreno laddove è possibile mostrare a tutti, che un altro modello di partecipazione allo sport è possibile.

Crediamo inoltre, che tralasciare questo pilastro possa porre dei limiti al progetto stesso ed a tutti i ragazzi e ragazze che si avvicinano ad una disciplina grazie ad ambienti sani e che magari poi sono costretti a lasciarli per andare in altre palestre che hanno tutta un’altra cultura rispetto alla nostra.

Noi siamo dell’avviso che questi sono i termini dentro i quali la definizione “sport popolare” debba rimanere, per non svendere prima di tutto la qualità di quanto si propone, e per costituire un’effettiva efficace alternativa a quello sport che è sinonimo solo di prevaricazione e barriere.

Alla luce di tutto ciò, e ponendo sul tavolo un’attenta riflessione su questi temi così importanti, il nostro obbiettivo sarebbe quello di racchiudere tutte le esperienze, le realtà popolari con una reale voglia di confrontarsi, per creare un coordinamento per definire quello che per tutti noi è lo sport popolare ed utilizzare questa unione per creare momenti di condivisione che possono farci avanzare come fronte unico.

Alcune iniziative interessanti sono state realizzate, molte altre potrebbero essere strutturate. Non più come singoli, oppure come diversi soggetti, ma come coordinamento nazionale.

Serve unire le forze, creare un coordinamento, con minimi comuni denominatori, che possa con un lavoro serio e costante garantire una crescita ed uno scambio.

Questi minimi comuni denominatori per noi potrebbero essere inizialmente racchiusi in alcuni punti fondamentali:

1. Dare una lettura di sport come diritto universale di cittadinanza, diritto alla salute ed al benessere per tutti e tutte, con l’interrogativo su come vivere lo sport in spazi urbani e metropolitani.

2. Diritto alla pratica sportiva, anche oltre il risultato, e nel contempo offrire strutture di qualità dove gli aspetti educativi dello sport siano determinati nel percorso di formazione di allievi ed allieve di tutte le età.

3. Recuperare, riqualificare ed organizzare tutti gli spazi pubblici in disuso, abbandonati o mal gestiti, utilizzando qualora possibile una sostenibilità ambientale di forte impatto.

4. Offrire a tutti gli utenti e le utenti la possibilità di praticare sport a prezzi accessibili a tutte le fasce sociali offrendo, come facciamo da sempre, la massima professionalità e serietà.

Questo è il nostro appello, solo una base su cui discutere, su cui creare un momento per vedersi in faccia, creare una mailing list, dei momenti di condivisione, e rendere lo sport popolare uno strumento reale e cosciente, ma più che altro unito.

Per questo motivo invitiamo tutte le realtà delle palestre popolari, le associazioni sportive e le polisportive ad un incontro nazionale che si terrà a Roma presso la palestra popolare Valerio Verbano sabato 8 marzo dalle ore 14:00.

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