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Argentina: contro l'aumento delle violenze, la repressione e la caccia alle streghe, più femminismo

Dopo lo sciopero femminista dell'8 marzo, controffensiva violenta di polizia, magistratura e aumento delle violenze machiste. Ieri cortei e rabbia dopo l'ennesimo orribile femminicidio: Micaela, 21 anni, militante femminista ed attivista del Movimento Evita, stuprata ed assassinata nella provincia di Entre Rios.
Ennesimo femminicidio in Argentina: cortei, rabbia e dolore per Micaela Garcia

Le parole non bastano. Diciamo basta. Mettiamo di nuovo in gioco i nostri corpi nelle strade e nelle piazze. E assistiamo alla controffensiva dei differenti poteri: della polizia, dei politici, dei giudici e della chiesa.

Di fronte alla violenza sociale e politica che si esercita sui nostri corpi, come fossero territori da saccheggiare, da conquistare, cose da espropriare e di cui poi disfarsi.

Di fronte all'acuirsi della violenza della polizia, con le forze di sicurezza che ricevono il via libera e la protezione da parte delle politiche razziste, misogine e classiste per continuare a perseguitare e colpire, mentre i reati delle grandi imprese godono di totale impunità.

Di fronte alle politiche della sicurezza basate sull'idea già fallita della mano dura ed il tentativo di riforme legali relative all'abbassamento dell'età di imputabilità che hanno solo l'effetto di incrementare la criminalizzazione dei giovani poveri, noi diciamo basta!

Dall'8 di marzo, quando abbiamo scioperato per reclamare il diritto all'aborto libero, legale, sicuro e gratuito, il riconoscimento del nostro lavoro, la trasformazione delle disuguaglianze sociali, economiche e politiche che definiscono forme di subordinazione ed una asimmetrica precarietà per le nostre vite; quando abbiamo scioperato contro la cultura della paura con la quale sempre più ci vogliono rendere docili; per delle politiche pubbliche efficaci che garantiscano l'educazione e la prevenzione per sradicare la violenza patriarcale; quando scioperiamo per le frontiere libere, perché non siano criminalizzati i nostri movimenti migranti, né la nostra libertà incatenata dalla finanza, per la nostra autonomia e per la libertà di tutt*: da quel giorno la violenza ha continuato ad aumentare. Lo vediamo nella repressione delle mobilitazioni, nella caccia alle streghe contro le donne, nell'assenza di politiche che appoggiano la nostra autonomia, la contesa per il diritto alla terra, dove noi donne mettiamo in gioco nostri corpi per difenderla.

Durante la storica giornata dello Sciopero Internazionale delle Donne, abbiamo avuto 26 arresti tra il 7 e l'8 di marzo, operati dalla polizia attraverso delle vere e proprie razzie, proibite per legge nel paese. Alcune compagne sono state denunciate e processate: i procedimenti contro di loro sono ancora aperti e chiediamo che vengano annullati.

Daniela Guantay, 22 anni, militante dell'organizzazione La Poderosa, è sparita per 7 giorni ed il 7 è stato trovato il suo corpo senza vita sulla riva del Rìo Vaquero, nella provincia di Salta. 23 giorni dopo, è stata identificata grazie all'autopsia.

Laura Zaracho, cuoca della mensa popolare Los Cartoneritos di Lanùs, ha perso la sua gravidanza per via dell'attacco ricevuto dagli agenti della polizia, durante una operazione fuori controllo sotto gli occhi del segretario della sicurezza al municipio. Laura stava cucinando per i ragazzi e le ragazze e per i lavoratori e le lavoratrici del quartiere.

Sheila, una adolescente di 16 anni di Isla Maciel, è stata picchiata ed ammanettata durante una perquisizione mentre assisteva ad abusi contro suo padre. Ritirandosi dal quartiere la polizia la ha lasciata ammanettata senza la possibilità di liberarsi.

Nei giorni prima dello sciopero migrante del 30 marzo, sono aumentate le perquisizioni nei quartieri popolari contro la popolazione migrante, in continuità con la sequenza di criminalizzazione e intimidazione a cui si assiste. Si tratta di messe in scena che cercano di legittimare il decreto razzista e xenofobo DNU 70/17.

Le compagne del quartiere Cuartel V del minicipio di Moreno stanno subendo minacce e intimidazioni da parte dei narcos, a fronte alla complicità ed inazione delle autorità. Sono ostaggi di una speculazione immobiliare informale-formale che minaccia di lasciarle senza terra e di fronte alla quale non si vogliono rassegnare. E queste donne mettono a rischio le loro vite in una difesa asimmetrica, diseguale e totalmente ingiusta.

Dei sette detenuti dell'organizzazione sociale Tupac Amaru, cinque sono donne, tra di loro Milagro Sala, parlamentare del Parlasur. Vari organismi internazionali di protezione dei diritti umani come l'ONU e la CIDH hanno dichiarato che dovrebbe essere liberata “immediatamente”, ma Milagro Sala è ancora in carcere ed ogni giorno che passa il governo non compie quanto dovrebbe essere obbligato a fare.

In un quartiere del conurbano di Buenos Aires, Higui si trova in carcere da quasi sei mesi. È stata attaccata da un gruppo violento che l'ha picchiata e minacciata di uno stupro collettivo come “correzione” per il suo essere lesbica. Higui si è difesa ed uno degli assalitori è morto, e Higui è stata incarcerata ed accusata di omicidio. Pretendiamo la libertà di Higui ed una procedimento investigativo in sede giudiziaria che si spogli della sua tradizione patriarcale.

Micaela Garcìa, una giovane di 21 anni, militante del movimento Evita, è scomparsa sabato 1 aprile a Gualeguay, nella provincia di Entre Rìos. Pretendiamo la sua apparizione con vita. (il giorno dopo l'uscita di questo comunicato, il corpo di Micaela è stato ritrovato senza vita. Qui l'articolo, ndr). '

Diciamo basta alla catena di repressione ed all'aumento delle crudeltà con le quali ci vogliono togliere dalle strade quando protestiamo, con le quali vogliono disarmare le nostre reti quando ci uniamo per difendere ed esigere il rispetto dei nostri diritti, perseguitarci e intimidirci quando ci connettiamo e intrecciamo rivendicazioni e lotte tra diversi settori, silenziare le nostre risate quando ci incontriamo e pensiamo mondi possibili che non siano legati alle violenze machiste attraverso cui si garantisce il funzionamento del capitale.

Per questo torniamo a gridare con forza: contro la crudeltà, più femminismo. ¡Ni una menos! ¡Vivas y libres nos queremos!

Ni Una Menos, 7 aprile 2017

Traduzione a cura della redazione di DINAMOpress

Foto tratta da lavaca.org

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