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Angeli e demoni sul cielo di Tor Pignattara

L'autore de 'Il palo della morte. Storia di un omicidio in una periferia meticcia' risponde all'ennesimo reportage allarmista da Tor Pignattara , firmato da Federica Angeli su la Repubbica.

Per motivi abbastanza misteriosi a Repubblica hanno affidato un ciclo di reportage sulle periferie romane alla redattrice Federica Angeli. Sono tutti articoli a senso unico, pieni di stereotipi sul degrado, l’allarme sicurezza, i migranti che portano disordine.

Oggi (2 novembre 2017 ndr) è uscita la quinta puntata del serial angeliano. E’ ambientata a Tor Pignattara. Qui posso rendermi conto del metodo della cronista, di quanto leggendo le altre puntate potevo solamente intuire. Non si tratta di fare le pulci al lavoro di qualcuno, ma di capire come il contagio razzistoide avanzi di giorno in giorno. Sono solo alcune annotazioni, altre arriveranno da quelli che nella “polveriera” di Tor Pignattara lavorano e vivono ogni giorno e che Angeli ha scelto di ignorare.

Il pezzo parte, e non poteva essere altrimenti, dalla scuola Carlo Pisacane, che è il motore pulsante delle iniziative multietniche e partecipate del quartiere. Solo che, in maniera abbastanza sorprendente, si dice che la Pisacane è ormai una scatola vuota, che ha fallito il suo compito. La Pisacane è “una cattedrale nel deserto che ormai ha esaurito il suo compito”, scrive Angeli. Un’affermazione molto forte e del tutto immotivata. Sarebbe bastata una telefonata a qualcuno della scuola, prendersi la briga di consultarne la bacheca davanti al cancello o farsi un rapido giro in rete per scoprire come l’edificio pulluli ancora di iniziative che coinvolgono bambini, genitori e docenti. Tutti abitanti del territorio, non alieni venuti a sostenere la causa del politicamente corretto.

Il testo cita, e anche qui non poteva accadere diversamente, l’omicidio di Shahzad, il ventottenne pakistano ammazzato da un minore italiano nel settembre di tre anni fa. Nel quartiere che si vorrebbe in mano ai musulmani e al degrado, si conta solo una vittima e si tratta di un musulmano che cantava le sure del Corano prima di essere ucciso da un italiano. Angeli non può non parlarne, ma lo fa in maniera indecente. Si reca a via Pavoni e raccoglie una testimonianza agghiacciante: “Su trentamila romani qua ci stanno cinquantamila clandestini -le dice un passante- E se parte la brocca e ne ammazzano uno è pure normale”. La giornalista ha bisogno di assecondare il frame dell’invasione, quindi non puntualizza che di migranti, a Tor Pignattara, ce ne saranno al massimo 5 mila. Sono cifre note, disponibili, facilmente reperibili. Ma Angeli ha bisogno di descrivere una situazione drammatica, fuori controllo, dove ci si fa giustizia da sé. E’ curioso che sia stata lei stessa a firmare (lo fa anche oggi) una serie di articoli sulle aggressioni seriali avvenute a Roma per anni ai danni dei cittadini bengalesi, riti iniziatici per i circuiti dell’estrema destra chiamati “banglatour”. Ma evidentemente quando si passa dalle veline di tribunali e questura al lavoro sul campo si perdono le coordinate minime.

Federica Angeli ha un’immagine pubblica di vittima della “mafia di Ostia” e delle sue intimidazioni. Eppure, la tesi che ha deciso sostenere sulle periferie romane è talmente forte da farle accantonare la sua identità anti-mafia. Stiamo parlando di un quartiere popolare, ruvido quanto si vuole ma da anni sotto la minaccia della gentrification più che dell’invasione allogena. Bene, in un pezzo di Roma in cui da anni non si commettono reati clamorosi, e nel quale da quando sono arrivati i migranti tutto si può dire tranne che le strade non siano sempre piene e illuminate e gli esercizi commerciali aperti fino a tarda notte, l’inviata nella trincea di Torpigna decide di scovare e dar voce persino a un tale che addirittura rimpiange la Banda della Marranella perché “saranno stati pure cattivi, ma fin quando ci stavano loro qui andava tutto bene”.

Sul più bello, in mezzo a un florilegio di luoghi comuni xenofobi e vox populi raccolte senza metodo alcuno, capiamo come mai la descrizione del quartiere sia tanto cupa e pregiudizievole: la fonte principale di Angeli sono quelli del Comitato cittadini di Tor Pignattara, considerati molto vicini a Fratelli d’Italia. Gente che con la scusa della sicurezza, del decoro, della “difesa delle nostre tradizioni” veicola messaggi contro i migranti. Basta farsi un giro sulla loro pagina Facebook, (tra un post sul Piano Kalergi, una dichiarazione di Fusaro e i link ai programmi di Del Debbio e Belpietro) per capire di cosa stiamo parlando. Soprattutto, rimane il mistero: per quale motivo in un quartiere dal tessuto associativo e dalle reti di comitati civici ricchi e plurali, Federica Angeli ha scelto di dare spazio, credito e fiducia incondizionata proprio a questo comitato, che (per usare un eufemismo) in termini numerici e di iniziativa non risulta tra i più presenti e attivi?

Post Scriptum

Tra una settimana esatta, il 9 novembre, sarò a Parigi, all’École normale supérieure, a parlare proprio di Tor Pignattara, migranti a Roma e “Al Palo della Morte”. Per l’occasione, mi hanno chiesto di portare qualche articolo di giornale italiano che testimoni lo scadimento del dibattito pubblico e la criminalizzazione dei residenti del quartiere. Il pezzo di Federica Angeli si troverà in cima al faldone.


*L'articolo è uscito sul blog di Giuliano Santoro suduepiedi.net

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