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19 novembre 1915, “Don’t waste time mourning, organize”

Joel Emmanuel Häggland – poi Joseph Hillstrom, infine Joe Hill – viene giustiziato nello Utah per un omicidio che non ha commesso.

Operaio di fabbrica sin dalla tenera età di otto anni, lavoratore del porto e meccanico. A morire è Joe Hill l’organizzatore di scioperi e l’indesiderabile, come lo ha apostrofato il capo della polizia di San Pedro in California. Lavoratore migrante e sostenitore della rivoluzione messicana in Baja California, un “topo di porto”, criminale per aver animato un solo, grande sindacato: gli Industrial Workers of the World, minaccia operaia all’ordine costituito. Cantautore e musicista, il suonatore di organo, violino, fisarmonica e chitarra è reo di aver sovvertito le note evangelizzatrici dell’Esercito della Salvezza, a quel tempo cantate per sostenere la liceità di paghe misere, e condizioni di vita e lavoro violente imposte dai “pescecani del mercato delle braccia”. Responsabile di aver rifiutato la pie in the sky, quella torta che i lavoratori avrebbero trovato in cielo come ricompensa al loro sfruttamento terreno. A esser condannate a morte sono le sue canzoni, ripetute da migliaia di lavoratori e lavoratrici in tutti gli Stati Uniti; versi che ridicoleggiano i poliziotti, i crumiri, e in cui sono sarcasticamente contestati i capitalisti e la loro appropriazione indebita di ricchezze.

La pratica delle soap box che si moltiplica nelle strade statunitensi dei quartieri operai per mano di socialisti, evangelizzatori, suffragette e sostenitori di variopinte riforme o prodotti miracolosi, diviene per gli IWW uno strumento fortemente politico che, applicato alla lotta di classe, dà il la ai free speech fight, animati anche dalle canzoni di Joe Hill. “Tremate, allora, per l’IWW, perché un movimento che canta è imbattibile…”



Nell’ovest statunitense di inizio Novecento, le sezioni IWW sono anche una costellazione di luoghi culturali, nonché il centro intellettuale più vivo delle loro città: si legge “di filosofia, di economia; romanzi o le ultime novità di teatro”. Alle parole rivoluzionarie seminate nei loro centri culturali e nelle strade rispondono boscaioli, contadini, spaccapietre, falciatori di grano, cowboys, braccianti, lavoratori tessili, scaricatori del porto, minatori, scrittori. Ma soprattutto il proletariato mobile e marginalizzato, pagato miseramente rispetto agli altri lavoratori. Migranti che non sono protetti né dalla legge, né dalle vecchie organizzazioni sindacali, combattuti dalle camere di commercio, dalle associazioni industriali, da ogni istituzione legale e soprattutto dai grandi sindacati, quelli “aristocratici”.

Le canzoni di Joe Hill battono il tempo della migrazione operaia e invocano un solo grande sindacato, non solo contro i crumiri e la frammentazione imposta dalla contrattazione dei sindacati di mestiere, ma anche contro l’esclusione di migranti e donne. La sua canzone Rebel girl, da lui ritenuta la più bella, recita “That’s the Rebel Girl, that’s the Rebel Girl / To the working class she’s a precious pearl”. La stessa parola wobbly significa barcollante, vacillante, come la vita dei migranti statunitensi, ma secondo un’altra versione sarebbe una storpiatura della sigla IWW per voce di un ristoratore cinese “Me like Eye Wobbly Wobbly”. Il grande sindacato è la parola stessa dei lavoratori migranti. “Si sono trovati in battaglie traumatizzanti e selvagge. Continuano una guerra contro un avversario che ha un potere illimitato, che non lascia spazio e non ubbidisce ad alcuna regola istituzionalizzata”.

La condanna a morte di Joe Hill porta a un movimento di protesta internazionale paragonabile a quello per Sacco e Vanzetti del 1927. Migliaia di persone scendono nelle strade il giorno del suo funerale per rendergli omaggio e le sue ceneri saranno sparse dai compagni di molti paesi durante il Primo Maggio dell’anno seguente. Ma il lutto e i personalismi non hanno mai fatto parte della sua vita, e in questi tempi bui di rinnovata violenza e aggressione a migranti e lavoratori, vale la pena ricordarlo per ripeterci ogni giorno: “Don’t waste time mourning, organize!”

Spunti bibliografici:

Bruno Cartosio (a cura di), Wobbly! L’industrial Workers of the World e il suo tempo, Shake edizioni, Milano, 2007.

Elizabeth Morgan (a cura di), Socialist and Labor Songs. An International Revolutionary Songbook, PM Press, Oakland CA, 2014.

Filippo Manganaro, Senza patto né legge. Antagonismo operaio negli Stati Uniti, Odradek, Roma, 2004.

John Reed, America in fiamme. Un grande giornalista rivoluzionario tra gli insorti del Messico e gli operai statunitensi, Editori Riuniti, (edizione fuori commercio) 1970.


A Woodstock, Joan Baez canta "The Ballad of Joe Hill" scritta da Phil Ochs



Mats Paulson, cantautore svedese, suona "The Rebel Girl" di Joe Hill



"The preacher and the slave", di Joe Hill, cantata da Harry K. McClintock, membro degli IWW e accreditato come il primo ad averla suonata in pubblico



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