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16 giugno 1945: il suicidio di Aris Velouchiotis

Due volte il dio greco della guerra disse OXI ("no"): all’aggressione nazifascista nel 1940 e agli accordi di Várkiza nel 1945.

Aris Velouchiotis, nome di battaglia di Athanasios Klaras, classe 1905, fu un militante comunista, perseguitato sotto la dittatura di Metaxas negli anni ’30, e che, dopo l’invasione nazifascista, fondò nel 1942 il ramo militare (ELAS) del Fronte Nazionale di Liberazione (EAM), conseguendo importanti successi contro i tedeschi (il sabotaggio del viadotto di Gorgopótamos) e battendosi anche contro le componenti conservatrici della Resistenza (EDES ed EKKA) e i collaborazionisti. Partito da un nucleo di 15 militanti finì per comandare un esercito di 50.000 partigiani (andartes), in cui confluirono anche molti soldati italiani dopo l’8 settembre. Dopo lo sgombero degli occupanti tedeschi, la svolta reazionaria e il massacro di piazza Omónoia ad Atene nel dicembre 1944, ordinato da Churchill ed eseguito dalle truppe britanniche, Aris non partecipa all’accordo di Várkiza (febbraio 1945), che sanciva la ripartizione del mondo fissata a Jalta, secondo cui la Grecia ricadeva nella sfera di influenza occidentale, e disarmava l’ELAS in cambio di un’amnistia fasulla. Egli entra così in contrasto con la direzione staliniana del KKE, rifiutando di abbandonare la lotta armata e viene espulso dal Partito.

Tenta allora di riprendere la lotta fra le montagne della Grecia centrale contro il governo conservatore supportato dall’esercito britannico. Abbandonato (alcuni sostengono tradito) dai suoi vecchi compagni è accerchiato dai reparti d’assalto inglesi e dai collaborazionisti riciclati agli ordini del governo filo-alleato. Il 16 giugno 1945 si suicida insieme al suo vice Javellas, per non cadere prigioniero o per disperazione sul futuro della rivoluzione. Le loro teste vengono esposte sulla piazza centrale di Trikala. Il film O Megaléxandros di Th. Angelopoulos allude anche alla sua tragica storia. Il KKE, dopo l’espulsione del nefasto leader Zachariadis che aveva cacciato e denunciato Velouchiotis (nonché, più tardi, destituito il capo militare della guerra civile 1946-1949, Markos Vafiadis), ha accennato alla riabilitazione di quello che nella coscienza greca era sempre rimasto un eroe nazionale, esaltato nei canti popolari del rebetiko, come il famoso “Na ‘nai glykò to voli”.


D. Charitopoulos, [2009] Aris, Lord of the Mountains, Topos Books, Atene 2012

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